Questo, è stato il momento più alto della nostra vita.
Noi c’eravamo.
Valido c’era.
Io, vostra umile inviata, c’ero.
La festa per i 30 anni della Rough Trade stava procedendo male.
Jarvis Cocker cantava, ballava, raccontava barzellette.
Tentava di tutto.
Ma il pubblico era fermo.
Immobile.
Impassibile.
Allora Jarvis è stato sopraffatto dallo sconforto.
In quanto rock star, ma dopotutto umano, come il cavallo Artax nella Storia Infinita ha lasciato che la Tristezza avesse la meglio.
Ha impugnato il microfono come la Spada del Destino e, con voce spezzata ma decisa, ha annunciato di volerla fare finita.
Ma in quel momento il tetto si è squarciato, ed è apparso Dio in persona (scoop: ESISTE!!! OMG).
Qualcuno giura di aver visto Valido fare una telefonata rapidissima un secondo prima, ma è voce da verificare.
Dio ha illuminato l’Empire di Shepherd’s Bush con la sua Luce di Saggezza, paralizzando Jarvis sul posto.
Tutti gli amplificatori si sono spenti di colpo, lasciando soltanto un sommesso vibrare in sottofondo.
La gente era stupefatta, impietrita.
Qualcuno si dava dei pugni in testa per l’incredulità.
E Dio ha parlato.
Una voce profonda, imponente, ma non minacciosa.
Un incrocio fra Orson Welles, Morgan Freeman, Sean Connery e Arlan di Narnia (Omar Sharif).
E ha detto: “Jarvis, per la Madonna, sei alla festa dei 30 anni della Rough Trade. È l’apoteosi mondiale dell’indie-snob-timidezza. E ti aspetti che la gente balli? Guarda il pubblico: molti hanno anche una certa età. Se volevi far ballare la gente fondavi i Justice. Chiedi a tua moglie che è francese. E adesso metti giù quel coso, e non fare mai più scenate del genere o la prossima volta ti reincarno in Michael Jackson.”
E come per incanto, il tetto si è richiuso, la musica è ricominciata, e Jarvis, dopo un attimo di stordimento, ha ripreso il suo spettacolo portandolo a termine con serenità.
Qualcuno giura di aver origliato Valido al telefono dire “Oi, grazie eh? Perdona la rottura ma mi aveva preso in controtempo e stavo un po’ lontano. Sì. Eh, oh. Sì tutto bene, e lì? Hehehe. Dai ci sentiamo, scusa ancora il disturbo e grazie mille. Dai ok, ci sto, ti faccio sapere quando sono un attimo libero che è un periodo un po’ incasinato. Alla prossima. Grazie ancora. Ciao. Ciao. Party hard.”
Ma è voce da verificare.